Chiesa di S. Lorenzo e Grancia di S. Demetrio

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Nel 1449 il feudo di Pietra Morella compreso tra il vallone delle Corna (attuale Vallone Monaco) e il bosco Pallareta era pervenuto, insieme al disabitato feudo di Brindisi per usurpazione ad Antonio Sanseverino V Conte di Tricarico e da questi ai figli Luca e Roberto i quali donarono ai monaci Basiliani il luogo sul quale sorgeva la Chiesa Vecchia posta sulla via per Vaglio, facente parte dei beni dell'ex Badia di San Demetrio già registrata nel 1320, come tributaria del vescovo di Gravina di una decima di tarì XV.  L’esistenza della Badia fu confermata dal Pontefice Nicola V, tra il 1450 e il 1455. Alla fine del ‘400 i monaci Basiliani, dipendenti dall’abbazia di Grottaferrata alienarono gran parte dei loro beni in Italia meridionale ai Padri Certosini di Padula e fra questi anche la chiesa di San Demetrio.

L'alienazione della cappella di S. Demetrio era favorita dal fatto che la proprietà non rendeva che fiorini ventiquattro l’anno e che il possesso era continuamente disturbato da tentativi di appropriazione e usurpazione, in particolare da parte del Camerario di Albano e Brindisi, il Barone Loyse Dentice di Viggiano. L'atto di vendita, a firma del Rettore Gerardo di Dioniso Curch, Canonico Potentino, fu confermato nel 1505 con Bolla di Papa Giulio II, con l’obbligo per la Certosa di provvedere alla riparazione della chiesa e migliorarne la condizione. 

Il possesso del complesso monastico da parte dei Certosini non fu sempre pacifico. Dovette trascorrere un anno, da quando la rustica cappella di S. Demetrio era passata in dominio del monastero, affinchè la Certosa fosse reintegrata nel possesso della stessa “per mezzo del commissario Orlando de Clappis da Potenza ”. Le contese, però, non erano finite, l’episodio era solo all'inizio di un lungo periodo di incertezze segnato dal protrarsi di liti giudiziarie che turbarono, in particolare, le ottime relazioni sempre tenute tra la famiglia Sanseverino e la Certosa di San Lorenzo.

 

Dalla documentazione pertinente questa controversie è interessante rilevare i confini della proprietà della Grancia:

 

"è territorio proprio della detta ecclesia de S.to Demetrio grancia unita de detto monasterio de S.to Laurenzo diviso, et distinto et separato da ogni parte dal detto territorio di Brindisi per li infrascritti confini videlicit a lo Lagorello sicco, et da lo Lagorello sicco discende ad una valle, dove sono certi arbori cruciati, et detta Valle discende dove si dice l’Inforcatora, et da la detta Inforcatora incombenza lo fiume dicto lo Fiumicello et descendo lo decto fiumicello a bascio fino allo fiume de Basento verso Levante, et per dicto fiume de Basento in suso verso Potenza fino alla Macchia de S.to Luca et proprie dove se dice lo vallone de poggio pilato, et salie per Montegrosso in suso et esce alla strata publica, et strata strata in suso va a lo Lagarello sicco primo fine “.

 

Soppressi gli ordini monastici dalla legge napoleonica del 1806, la Grancia fu acquistata dai baroni Blasi di Pignola e rivenduta dai loro eredi al Demanio verso 1925. Luigi Materi (Napoli 1877-1922) ultimo signorotto della Grancia,  ha descritto la vita della contrada degli anni 1918 e 1919 nel suo romanzo autobiografico : L’ultima Canzone – Il Romanzo della Grancia, R. Caddeo e C. Milano, 1922.

Ogni anno il 10 settembre la chiesetta dell’ex badia è meta di fedeli per la festa di S. Lorenzo martire, bruciato vivo secondo la leggenda: fino al 1950 vi andavano i devoti del circondario per invocare il santo contro la malaria; oggi le comitive affluiscono per una sagra rusticana di addio all’estate all’insegna del buon umore e della più cordiale ospitalità.

 

Nel suo territorio oggi si svolgono le vicende del cinespettacolo:La storia banditail più grande parco storico dell’Italia meridionale.